• Se una lettera, all’improvviso

    È solo superstizione.

  • Il suono narrante

    Narrazione in quattro parti: parte prima
    Il suono invade, ti avvolge e permea il tuo essere. Prova a bloccarlo infilandoti le dita nelle orecchie, e il suono ti raggiunge ugualmente, risuona nella struttura ossea del cranio. Il suono è dilagante, persistente e ha la capacità di raggiungerti tuo malgrado. Proprio come il cancro.
     
    Non so se avevo già questa metafora nella mia testa, quando ho deciso di partecipare al concorso per ottenere i finanziamenti di Cancer Council Vic/BreastScreen Vic per incoraggiare le donne italiane dello stato australiano del Victoria a sottoporsi alla mammografia. Un’idea a dire il vero ce l’avevo: usare il suono per esplorare i sentimenti, l’ansia e i pregiudizi che esistono quando si parla di cancro, e pensavo di farlo attraverso il coinvolgimento di un gruppo di donne italiane, percorrendo con loro il cammino lungo tutte le fasi legate allo screening. Partendo dall’incertezza (devo proprio farlo?), passando attraverso la preoccupazione (e se fosse positivo?) e parlando apertamente dei timori (ma farà male?) .
     
    Cancer Council Vic ha apprezzato la mia idea, soprattutto per il suo potenziale di raggiungere donne professioniste e indipendenti che non si considerano appartenenti alla categoria migranti che hanno bisogno di sostegno, donne di successo ben inserite nel mondo del lavoro. Una categoria che conosco molto bene e alla quale appartengo.
     
    Sto iniziando il mio progetto ora e, proprio come per qualsiasi altro progetto audio prodotto finora, si tratta di trovare il giusto equilibrio tra parole e suoni, lasciando abbastanza spazi bianchi per permettere ad ogni ascoltatore di completare gli spazi vuoti e, così facendo, permettendo all’ascoltatore di fare suo il racconto.
    Ascolta adesso oppure leggi la seconda parte.
  • Creatività su commissione

    Narrazione in quattro parti: parte seconda
    Sto scrivendo e producendo un audio-racconto per Cancer Council VIC/BreastScreen Vic. L’ idea è quella di creare un pezzo abbastanza coinvolgente così che quando l’ascoltatrice si rende conto di quale sia l’argomento, sia troppo tardi per smettere, perché si vuole assolutamente sapere come andrà a finire.
     
    L’audio-racconto mi è stato commissionato nell’ambito del ciclo di finanziamenti per il coinvolgimento delle donne di lingua e cultura diversa dal quella australiana e (idealmente) per convincerle a sottoporsi allo screening per individuare il cancro allo stadio iniziale.
     
    È la prima volta che scrivo qualcosa dietro commissione o meglio, è la prima volta che scrivo qualcosa dovendo rispettare una serie di regole. Ed è la prima volta che scrivo qualcosa con la presunzione di un messaggio che vada al di là del suo valore artistico.
    Di solito, mi siedo davanti alla pagina bianca e sento letteralmente l’audio-racconto srotolarsi nei miei pensieri, esattamente così come voglio che sia, con suoni e parole.  Questa volta sarà necessariamente diverso. La sfida adesso è riuscire ad essere creativa nonostante gli obblighi da seguire.
    Ascolta adesso oppure leggi la terza parte.
     
  • L'abitudine delle storie di prendere il sopravvento

    Narrazione in quattro parti: parte terza
    Ho iniziato a scrivere lo script per il mio progetto con una chiara idea: volevo raccogliere le voci di donne che parlavano del loro diverso atteggiamento sulla prevenzione e usare le stesse voci per creare una composizione corale fatta di suoni, voci, musica ed effetti sonori. Ecco, questo è quello che avevo in mente.
     
    Ho provato a sentire le voci nella mia mente, e ho anche iniziato a scrivere pezzi di questi dialoghi immaginari, ma sulla pagina mi sono ritrovata una cosa diversa.
     
    Le storie hanno questa incredibile abitudine, quella di appropriarsi della narrazione e di andare per conto loro.  Insomma, la storia che sta prendendo forma è molto diversa da quello che avevo immaginato: meno astratta e allo stesso tempo personale e dolorosa.
     
    All’inizio ho provato a fare resistenza, a forzare le mie idee sul foglio, ma questa storia non si è lasciata mettere da parte, ha spinto per venir fuori. E quando una storia è così insistente, bisogna lasciarle spazio.
     
    Ora, dopo aver scritto circa quattro pagine (che corrispondono a meno di due minuti di produzione audio), mi sono fermata non posso andare avanti. Riprenderò dopo aver visitato la clinica per l’esame al seno. Perché se la storia mi ha portato in luoghi dove non avevo alcuna intenzione di andare, adesso tocca a me portare la storia esattamente dove io voglio che si svolga.
    Ascolta adesso oppure leggi la quarta parte.
  • I viaggi migliori sono quelli dove non sai dove vai

    Narrazione in quattro parti: finale
    Non sapevo dove sarei arrivata quando ho iniziato il progetto di Cancer Council Vic/BreastScreen Vic per  incoraggiare le donne italiane a sottoporsi a controlli regolari per la diagnosi precoce del cancro al seno.
     
    Ho iniziato a lavorarci sapendo che si tratta di un argomento difficile, un argomento di cui la gente non vuole parlare, perchè la gente è superstiziosa. O perlomeno, io lo sono.
     
    Questa è stata la vera scoperta. Ho già spiegato (nella parte precedente a questa) come non sia riuscita a scrivere la storia che avevo in mente all’inizio, perché prima ho dovuto provare io stessa l’esperienza della quale volevo parlare. A provarle sulla propria pelle le storie sono più vere. Non solo, volevo essere là in prima persona anche perché volevo registrare dal vivo i suoni della mia esperienza: il treno della metropolitana che va in clinica, la segretaria mi accoglie e mi fa riempire i moduli, io da sola in sala d’attesa, il suono della macchina, la voce del tecnico, ecc.
     
    Ma c’era anche un altro motivo dietro il mio voler attendere prima di terminare la storia. Non volevo scrivere il finale prima di conoscere l’esito del mio esame. Perché il destino non si può sfidare.
     
    Di solito inizio a scrivere le storie sapendo esattamente dove andrò a finire. Non questa volta. O meglio, sapevo dove volevo arrivare ma non avevo idea di come ci sarei arrivata.
     

     
  • ASCOLTA

  • The narrative of sound

  • Commissioned creativity

  • This habit that stories have, to take over narratives

  • The best journeys are those with unknown destination